NON CHIAMATELO “MAMMO”

Se siete genitori attenti avrete certamente notato la presenza di un numero sempre maggiore di papà in occasione di colloqui scolastici, visite dal pediatra, vaccinazioni, ecc…

Che stia accadendo qualcosa?

Permettetemi di partire dal passato, senza arrivare ad Adamo ed Eva, ma di ripercorrere una brevissima e laconosa storia del ruolo del padre dal ‘900 ad ora.

Fulvio Panzeri (critico letterario), nel suo Dossier su Il padre nella narrativa italiana riporta:

La figura del padre nella letteratura del Novecento è ricorrente, in quanto punto di riferimento essenziale, come del resto lo sono i rapporti familiari. Ogni generazione, in questo Novecento, sembra aver dovuto affrontare lo scontro con la figura paterna intesa come metafora dell’autorità, del dominio, in quanto il padre diventa il punto di riferimento della legge. È colui che istituisce la morale e che idealmente istituisce il legame con le radici e con la tradizione.

Nelle opere letterarie degli anni novanta, invece, non c’è più il padre forte, autoritario, ma una persona fragile, ossessionata dai propri fantasmi e dalle improvvise debolezze, dove ognuno è incerto rispetto al proprio presente e all’identità che deve assumere.

Passando dalla letteratura alla televisione, sembra che la descrizione del padre “ideale” sia quella di un uomo separato, divorziato o, addirittura, vedovo.

Per consentirgli infatti un ruolo di spicco è necessario uno sterminio di mogli, ingombranti e poco televisive. Questa scelta di autori e programmisti tv non manca di una sua pur bieca logica. Se la cura dei figli e l’andamento della casa vengono affidati alla madre, nessuno sceneggiatore potrà mai sottolineare con la dovuta enfasi l’impegno della figura maschile. Diventato donna, il padre è finalmente un personaggio televisivo” (G. Vecchiato, critico televisivo)

L’immagine tradizionale del padre che era il titolare esclusivo dell’autorità e dei rapporti con la società, si fondava sulla dicotomia tra pubblico e privato in cui l’uomo rappresentava il pubblico e la donna il privato.

…e oggi?

Nella battaglia sulla divisione dei compiti fra donne e uomini, ma ancor più precisamente tra genitori, la nostra Società ha già dato le sue risposte.

A parte pochissime cose, tra le quali spiccano la gestazione di un figlio e l’allattamento al seno, abbiamo tutti le capacità per fare le stesse cose.

Sappiamo governare uno stato, gestire un’azienda, comandare forze dell’ordine, guidare autobus e auto, fare la spesa, la lavastoviglie, il bucato, stirare, cucire, cambiare un pannolino, ninnare un bimbo, capire se ha fame o sonno, farlo giocare, baciarlo, toccarlo, crescerlo.

Nei casi in cui questa quasi perfetta interscambiabilità dei compiti non viene realizzata probabilmente c’è di mezzo qualche influenza culturale. Famiglia tradizionalista? Società mascolinizzata?

È interessante sottolineare che solo il 7% dei padri italiani usufruisce del congedo parentale, contro i colleghi  svedesi che con il 69% hanno il record in Europa (Istat); ma è ancora più interessante considerare il tempo medio trascorso coi figli, ogni giorno, dai padri italiani (38 minuti contro le 4 ore e 45 minuti per le madri; dati Sirc).

È evidente però che i “nuovi” padri di oggi sono più attivi e coinvolti dal loro ruolo, ma non hanno modelli di riferimento ai quali ispirarsi, poiché sono loro i pionieri della “nuova paternità”.

Quali consigli dare ai papà quindi?

Sembra scontato ma il primo rimane quello di trascorrere del tempo insieme ai figli, anche da soli.

Abbracciare, accogliere, fare il solletico e giocare alla lotta sono basilari per un buon rapporto con i figli (anche quando crescono), così come imparare ad essere espansivi e a complimentarsi con i propri figli.

Trovate inoltre delle attività divertenti per entrambi senza pensare troppo alla competizione.

Ormai le offerte sono davvero tante dal più tradizionale film al cinema alle escursioni nella natura fino ai corsi più disparati.

E infine non dimenticate di fare anche ‘il lavoro sporco’: colloqui con le maestre, visite dal pediatra, ecc…, fanno la differenza agli occhi dei vostri figli!

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