IL SUCCESSO SCOLASTICO

Qualche anno fa…

…spinto dalla necessità di intraprendere un’attività sportiva, ho iniziato a correre. Così, dopo aver acquistato un paio di scarpe (che credevo…) adatte, puntata la sveglia la mattino presto, giorno dopo giorno ho comunicato ad approcciare questa disciplina.

Nel tempo però mi sono accorto di un particolare che è emerso non essere assolutamente così trascurabile: l’idea di saper correre.

Ovviamente sapevo correre, chi non lo riesce a fare? Eppure correre come azione è una cosa, correre come sport è un’altra. E chi non lo capisce e si mette in discussione smette di praticare questo sport.

A cosa serve un metodo?

Questo piccolo episodio personale per arrivare al fatto che studiare ogni giorno non significa possedere un metodo ed avere delle routine di studio non è un indicatore del fatto di essere efficaci in questa attività.

Inoltre sentirsi senza un metodo e poco efficaci nello studio sono spesso le cause di fenomeni quali la disaffezione, il disagio, l’insuccesso e l’abbandono scolastici, presenti in particolare nelle fasi di passaggio fra diversi ordini scolastici, a causa delle inevitabili richieste che esso comporta  in termini di fatica e di necessaria riorganizzazione a livello cognitivo e psicologico (Pombeni, 1997; Liverta Sempio, 1999; Confalonieri, Gavazzi, 2003).

L’insuccesso scolastico può dipendere da una serie di fattori che sono più o meno controllabili dalla persona, quali le abilità di base, le conoscenze precedenti, la motivazione, l’impegno dedicato allo studio, l’ambiente socio-culturale, il sostegno da parte di insegnanti, genitori e compagni. Fra questi i più importanti sono sicuramente quelli che riguardano il “METODO DI STUDIO” adottato e la “MOTIVAZIONE“.

Un buon metodo e la capacità di individuare le modalità più adeguate per studiare, rendono l’impegno richiesto minore e più gratificante dal punto di vista motivazionale.

La motivazione allo studio

Gli studi più recenti sulla motivazione hanno posto l’accento su due ordini di fattori: da un lato sul generale decrescere della spinta motivazionale nel periodo adolescenziale. Questo sembra essere correlato ad un rifiuto della scuola e dell’impegno scolastico in generale. Il rifiuto può essere anche letto come una modalità contrappositiva tipica del periodo vissuto e dei bisogni ad esso sottesi.

Un secondo ordine di fattori può riguardare la naturale tendenza ad essere intrinsecamente motivati quando si è concentrati su obiettivi personali di apprendimento, stimolanti e coinvolgenti. In questo modo si avrebbe la percezione che quanto si sta imparando è significativo ed importante per la propria crescita personale.

Le difficoltà nell’apprendimento

In tutti i percorsi di apprendimento gli studenti possono manifestare difficoltà di vario tipo, scarsa autoefficacia e vissuti negativi.

Questi aspetti possono seriamente compromettere non solo il rendimento, ma anche la motivazione a frequentare e partecipare attivamente alle attività scolastiche.

Tutto ciò è ancor più evidente  con l’ingresso in una scuola nuova, momenti in cui affiorano e si evidenziano nuove difficoltà scolastiche e quelle già presenti in precedenza diventano più manifeste ed eclatanti.

Percorsi di intervento sulla motivazione

Di qui la necessità di strutturare percorsi di intervento che tengano conto delle caratteristiche cognitive, degli stili di apprendimento, delle attitudini e della particolare fase di crescita che gli studenti stanno attraversando, al fine di comprendere quale sia la motivazione allo studio di ciascuno di loro, per sostenerla ed eventualmente incrementarla.  

In questo modo la classe diventa un luogo privilegiato per lavorare con i ragazzi, favorendo il confronto e lo scambio di competenze, rendendoli più consapevoli delle proprie potenzialità, degli eventuali punti deboli e, perché no, anche riderci sopra.

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