SUPERVISIONI O UNA PLURALITA’ DI SGUARDI TERAPEUTICI

Forma mentis

Nella mia formazione di psicoterapeuta sistemico-relazionale, le occasioni di apprendimento e di crescita professionale avvenivano insieme ad un gruppo, un gruppo di terapeuti in formazione come me.

Essere insieme

Dalle condivisioni in aula dei temi pregnanti per la tecnica e per l’epistemologia della terapia, alle équipe dietro allo specchio durante le terapie familiari, di coppia e individuali, alle riflessioni sulle dinamiche della co-terapia, è sempre stato un dialogo a più voci, un confronto costante generativo di idee e cambiamenti.

È forse da qui che nasce il bisogno di essere insieme anche professionalmente. 

Se lasciato al corso fisiologico della professione, lo psicologo è un professionista che lavorerebbe da solo, chiuso nel suo studio a parlare con un paziente dopo l’altro. 

Emerge quindi la necessità di un confronto periodico e costante con altri colleghi, sui casi, sui vissuti da terapeuta, sui processi che si creano tra paziente e terapeuta.

Il valore aggiunto

Un confronto che permette di ascoltare e condividere diversi punti di vista, che offre più possibilità di lettura dell’esperienza terapeutica.

Quello di cui sto parlando è un gruppo di confronto tra professionisti “alla pari” che portano, come risorsa per il collega, anche la propria ingenuità e il loro inevitabile diverso vissuto sia come terapeuti che come persone.

La tradizione

È differente lo strumento della supervisione.

Riconoscendone pur sempre l’utilità, è importante sottolineare che parte da presupposti diversi.

Nella supervisione infatti è presente un professionista “esperto”, in genere uno psicoterapeuta con più anni di esperienza o che ha una specialità rispetto ad un ambito di intervento.

In quel caso la supervisione acquista una connotazione diversa, il supervisore diventa una guida e suggeritore esperto di ipotesi e pratiche migliori o di aiuto a quello che il supervisionato fa.

Ci si accosta ad uno strumento che porta con se una cornice gerarchica, dove due parti si confrontano con la premessa che in una esiste la conoscenza e nell’altra la propensione a ricevere tale conoscenza.

Il rischio è che il grado di libertà, di creatività e di autonomia si abbassi notevolmente e che la generatività di pensiero ne paghi il prezzo.